Secondaria di Primo Grado

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

Un pezzo di legno di ciliegio che soffre il solletico e parla con una strana vocina non può essere lavorato per farne la gamba di un tavolo, così Mastro Ciliegia è contento di sbarazzarsene regalandolo all’amico Geppetto, che vuole costruirsi «un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali». Ma il burattino di legno, chiamato Pinocchio, rivela da subito la sua indole disobbediente e vagabonda: dapprima vende l’abbecedario di scuola per poter andare al teatro dei burattini e poi si lascia abbindolare dal Gatto e la Volpe, furfanti matricolati, che vogliono rubargli le cinque monete d’oro regalategli da Mangiafoco, terribile burattinaio. Quando tutto sembra perduto, una bella bambina dai capelli turchini, in realtà una fata, lo salva e lo accoglie nella sua casa, con la promessa che, se sarà buono e ubbidiente, diventerà un bambino come tutti gli altri. Ma come può un povero burattino di legno dalla zucca dura e vuota diventare un bravo bambino in carne ed ossa? Troppe le insidie e soverchianti i nemici, se non ci fossero la buona Fata dai capelli turchini e il babbo Geppetto a vegliare sullo scapestrato Pinocchio.


Dino Buzzati, La famosa invasione degli orsi in Sicilia

In un tempo lontano lontano altissime montagne inaccessibili, coperte di neve, sovrastavano le verdi valli e il mare della bella Sicilia. Il popolo degli orsi, guidato da re Leonzio, lascia un giorno quelle fredde cime per raggiungere la città degli uomini, governata da un crudele tiranno. Ma la marcia è lunga e piena di insidie, e le consuetudini umane stravolgono il cuore degli ingenui e schivi plantigradi, dediti fino ad allora a una vita solitaria e frugale.


Rudyard Kipling, I libri della giungla

Il primo e il secondo libro della giungla sono due raccolte di racconti tra i quali spiccano per notorietà quelli dedicati a Mowgli, ragazzo allevato dai lupi. In tutto sette (I fratelli di Mowgli, La caccia di Kaa, “Tigre-Tigre!”, nel primo libro; La giungla alla riscossa, L’ankus del re, Cane rosso, La corsa di primavera nel secondo libro) i racconti che costituiscono le storie di Mowgli da una parte possono essere considerati come un’epopea della giungla, dall’altra si configurano come un romanzo di formazione, in quanto presentano un ragazzo, allevato dai lupi, alla ricerca della sua identità. Gli altri racconti, che hanno come protagonisti animali parlanti (La foca bianca; Al servizio della regina) o pensanti (Rikki-tikki-tavi) e ragazzi iniziati al mondo degli adulti (Toomai degli elefanti), introducono, rispecchiano e completano gli intenti narrativi che animano le vicende e i personaggi delle storie di Mowgli.

Nelle storie di Mowgli ogni animale ha un preciso ruolo nella formazione del ragazzo: vi è chi lo aiuta, come l’orso Baloo e la pantera Baghera, e chi lo distoglie dalla scoperta della sua umanità e della sua appartenenza al popolo degli uomini, come i Bandar-Log, o popolo delle scimmie, le creature più spregevoli della giungla perché prive di ogni legge, totalmente dominate dalla loro istintività. Il lettore, identificandosi con Mowgli, può dunque essere guidato a scoprire sé stesso, ciò che lo contraddistingue, vivendo un’avventura di iniziazione al mondo degli uomini del quale via via impara e comprende le caratteristiche fondamentali, prime fra tutte la libertà e l’amore capace di sacrificio.


Jack London, Il richiamo della foresta

Con questo romanzo conosciuto in tutto il mondo, London ci racconta in pagine avvincenti della scoperta della vita, della crescita attraverso l’esperienza e la fatica, della superiorità del coraggio e della fedeltà, dell’indomito desiderio di vita e di amore insiti nel cuore, non attraverso un personaggio umano ma con gli occhi di un cane. Siamo alla fine dell’Ottocento, in piena corsa all’oro, e il grosso cane Buck, dedito a una vita felice e tranquilla nella tenuta di un giudice in California, viene rapito per essere portato nelle terre inospitali e selvagge tra Alaska e Yukon, coperte per la maggior parte dell’anno da neve e ghiaccio, dove molti uomini persero la vita inseguendo il miraggio della ricchezza. Qui conosce la feroce legge del bastone e la dura lotta per la sopravvivenza in una natura crudele, dove uomini e animali sono accomunati da un’esistenza ridotta a poche, essenziali regole vitali, in cui la pietà e l’amicizia sono merce rara. Legato a una slitta e costretto a correre insieme ai cani della muta fino a sfiancarsi, Buck sentirà la sua natura di cane addomesticato cedere a poco a poco all’oscuro istintivo richiamo della vita selvaggia, anche quando il destino gli farà riscoprire finalmente l’amore per il padrone.


Jack London, Zanna Bianca

La storia di Zanna Bianca, ambientata sullo stesso sfondo, segue una parabola inversa a quella di Buck, dall’infanzia del cucciolo di lupo svezzato nelle gelide foreste del Nord America da mamma lupa Kiche al suo incontro con l’uomo, l’apice di tutte le creature viventi, a cui il lupo, per un atavico istinto, sente di dovere una sottomissione totale. Zanna Bianca impara le dure leggi della vita in un ambiente ostile e selvaggio, dove domina la millenaria legge del più forte, prima nell’accampamento indiano di Castoro Grigio, dove gli altri cani lo tormentano per le sue origini selvatiche e gli uomini lo trattano rudemente, poi tra le grinfie di un bieco organizzatore di lotte tra cani, finché l’incontro con un uomo buono e retto rivelerà alla sua natura indomita e feroce che l’antico patto tra cane e uomo non si risolve solo in un cedimento ineluttabile a una violenza superiore, ma può essere anche un vincolo virile di affetto e dedizione reciproci. Memorabili sono le pagine che London dedica all’ingresso nella vita di Zanna Bianca, narrandoci le sue prime esperienze con la foresta, la neve, i corsi d’acqua e gli altri animali, prede o nemici, attraverso cui pian piano il giovane lupo sviluppa e rafforza la natura che gli è stata data.


George Orwell, La fattoria degli animali

In una fattoria inglese gli animali, in nome di un sogno profetico del maiale Vecchio Maggiore che vede la liberazione degli animali dallo sfruttamento dell’uomo, si ribellano e prendono il potere. Nuove leggi, nuovi slogan… ma la volontà di imporsi gli uni sugli altri farà nascere conflitti che portano all’affermarsi di un nuovo gruppo di oppressori: i maiali. Allegoria dei regimi totalitari, in particolare i riferimenti sono a quello comunista di Stalin, la storia può essere di grande aiuto per comprendere le dinamiche che portano l’uomo a voler instaurare, in nome della libertà e dell’uguaglianza, sistemi oppressivi e capaci di annientare la volontà del singolo, come la storia, soprattutto quella del Novecento, ha mostrato.


Lyman Frank Baum, Il mago di Oz

La piccola Dorothy vive in una casetta nelle praterie del Kansas insieme ai nonni e al cagnolino Totò, ma un giorno la sua vita tranquilla e monotona viene travolta dall’arrivo di un ciclone che solleva la casa come fosse un pallone e la trasporta in un mondo incredibile di streghe e campanelli. Solo il potentissimo Mago di Oz potrà riportarla dagli amati nonni, così la bambina si incammina verso il misterioso palazzo in compagnia di un boscaiolo di latta, uno spaventapasseri di paglia e un leone fifone, decisi a chiedere umilmente udienza all’enigmatico mago perché esaudisca con i suoi strabilianti poteri i loro desideri: avere un cuore, un cervello e un coraggio da veri uomini.


Michael Ende, Momo

Momo è una bambina di dieci anni orfana che vive sola soletta in un anfratto sotto le rovine di un antico anfiteatro alla periferia di una metropoli. Non possiede nulla, se non i poveri stracci che ha addosso e un mucchio di amici, perché ha il grande dono di saper ascoltare gli altri con un’attenzione così particolare da tirar fuori da ciascuno il meglio di sé. E proprio questa bimbetta scalza e arruffata saprà salvare il mondo dall’avidità dei Signori Grigi, decisi a rubare il Tempo agli uomini, privandoli del bene più prezioso.


Clive Staples Lewis, Le cronache di Narnia

Sette sono i racconti che costituiscono il ciclo delle Cronache di Narnia, mondo fantastico a cui si può accedere solo se convocati: Il nipote del mago, Il leone, La strega e l’armadio, Il cavallo e il ragazzo, Il principe Caspian, Il viaggio del veliero, La sedia d’argento, L’ultima battaglia. Il reame di Narnia viene creato dal canto di un potente leone di nome Aslan, che dà vita a una natura meravigliosa e dà voce agli animali che pone in essa. Un mondo meraviglioso, in cui le creature sono libere di scegliere il bene o il male, che nel racconto non sono mai concetti astratti: optare per l’uno o per l’altro coincide con decidere chi si vuol seguire. Dopo aver letto i primi due libri, il lettore non potrà arrestarsi, perché i personaggi – umani, animali o mitologici – che popolano queste storie si imprimono indelebilmente nella memoria e nell’immaginazione, come simboli di ciò che si vorrebbe essere e diventare e di ciò che si spera non essere mai. Recenti film trasportano sullo schermo con una certa fedeltà le avventure narrate in tre racconti delle Cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio; Il principe Caspian; Il viaggio del veliero.


John Ronald Reuel Tolkien, Lo hobbit o la riconquista del tesoro

Lo hobbit è un libro fantasy in cui la fantasia, l’immaginazione, il mito non sono intesi come strumenti di evasione dalla realtà, ma come strumenti per recuperare la capacità di vedere pienamente sé stessi e la realtà. E per ritrovare sé stessi e il senso della realtà occorre fare un viaggio, come quello che compie Bilbo, uno hobbit di una umanità straordinaria, un eroe semplice, di quelli che si incontrano nelle fiabe, coinvolto suo malgrado in una spedizione finalizzata al recupero del tesoro dei nani, custodito dal terribile e diabolico drago Smog. Un’avventura pericolosa e poco attraente per uno hobbit, che nulla ha a che fare con il popolo dei nani e che ha ereditato dal padre l’amore per la vita comoda e tranquilla. Ma qualcosa ridesta in lui il desiderio di avventura, derivatogli dalla madre, un desiderio per molti anni sopito e risvegliato da una chiamata: è Gandalf il mago a chiamarlo per nome, a scommettere su di lui e a dargli un ruolo nella vicenda, quello di scassinatore.

Travolto dall’entusiasmo di Gandalf e dei nani che invadono casa sua, Bilbo si lascia coinvolgere in un difficile viaggio, durante il quale, come spesso accade nelle fiabe, incontra personaggi che aiutano e altri che ostacolano, scopre il potere dei mezzi magici, e soprattutto percorre un cammino di formazione superando le sue paure, colmando il vuoto della conoscenza di sé e del vasto mondo che non sapeva lo circondasse.

Vale la pena, anzi è irrinunciabile, leggere Lo hobbit, per viaggiare con la fantasia in un mondo che apparentemente non ha nulla a che spartire con il nostro, ma che incarna tutte le dinamiche della vita, permettendo al lettore di compiere lo stesso cammino di crescita del protagonista.


John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli

Impossibile per i lettori de Lo hobbit di J.J.R. Tolkien non desiderare di avventurarsi nell’epico romanzo che ne è la naturale prosecuzione: Il Signore degli Anelli.

Suddiviso in tre libri, La Compagnia dell’Anello, Le due Torri e Il ritorno del Re, questo straordinario romanzo fantasy narra le avventure che un gruppo di simpatici hobbit devono affrontare per scongiurare la definitiva affermazione sulla Terra di Mezzo del potere di Sauron, l’Oscuro Signore, malvagio e misterioso.

Un anello per domarli, un anello per trovarli,

un anello per ghermirli e nel buio incatenarli…

Quell’anello, l’unico necessario a Sauron per riprendere il dominio totale sulla Terra di Mezzo, è casualmente in mano al popolo hobbit e proprio ad un piccolo mezzo-uomo, Frodo, con la fedele compagnia dei suoi semplici amici, verrà affidato il difficile compito di portare alla distruzione quel potente strumento del Male.

È una vicenda epica quella raccontata in questo romanzo, nella quale si intrecciano tutti i più forti sentimenti umani: amicizia, fedeltà, coraggio e saggezza, mescolati al tradimento e alla malvagità sulla scena di un mondo fantastico – la Terra di Mezzo – abitata da popoli diversi ed affascinanti: Hobbit, Uomini, Elfi, Nani, Orchi, Ent.

Dal prologo dell’avventura e dal formarsi della Compagnia dell’Anello (primo libro) alle gesta e alle battaglie raccontate ne Le due Torri (secondo libro) fino al grande epilogo de Il ritorno del Re (terzo libro), il racconto si svolge in modo appassionante e coinvolgente trascinando il lettore in un mondo e in un tempo fantastici da cui difficilmente vorrà uscire.

Un fantasy d’eccezione riportato all’attenzione del grande pubblico anche grazie alla sua ben riuscita versione cinematografica e a cui si è successivamente ispirata una sempre più vasta produzione letteraria.


Ray Bradbury, Fahrenheit 451

In un ipotetico futuro non molto lontano i vigili del fuoco non accorrono a spegnere gli incendi, ma a bruciare i libri che cittadini sovversivi si ostinano a tenere nascosti infrangendo la legge vigente. Il pompiere Guy Montag svolge con impegno il suo lavoro, ma un incontro inaspettato lo rende consapevole di aver vissuto fino ad allora una vita alienata di squallida e monotona routine, in una società in cui il potere, attraverso l’intrusione massiccia dei mass media, ha eliminato ogni scintilla di interesse umano. È l’inizio di un doloroso cammino di liberazione, attraverso cui Montag potrà recuperare la propria perduta umanità.

Da questo romanzo il grande maestro del cinema François Truffaut ha tratto un film nel 1966.


Robert Louis Stevenson, La Freccia Nera

Nell’Inghilterra del XV secolo, durante la guerra civile delle Due Rose tra gli York e i Lancaster, Richard Shelton, detto Dick, scopre che la morte del padre non è stata un incidente ma è avvenuta per mano di persone a lui conosciute e vicine. Senza esitazione Dick si arruola nella banda dei fuorilegge della Freccia Nera per cercare la vendetta. Non sarà così facile riuscire nell’impresa. Stevenson, con il suo stile poliziesco, ricco di colpi di scena e di rivelazioni sorprendenti, con i suoi personaggi combattuti nella scelta tra il bene e la forza del potere e del guadagno personali, conquista il lettore trasportandolo nei castelli e nelle foreste inglesi.


Walter Scott, Ivanhoe

1194, Inghilterra. Le condizioni in cui versa il paese in questo periodo sono molto tristi. Re Riccardo Cuor di Leone è assente, in viaggio per la terza crociata, e suo fratello, il Principe Giovanni, tenta in tutti i modi di usurparne il trono; il popolo è diviso dalle lotte intestine tra Sassoni e Normanni; numerose bande di fuorilegge, spinti alla disperazione dalle prepotenze della nobiltà feudale e dalla rigidità delle leggi, occupano le foreste sfidando la giustizia e la magistratura del paese. Nonostante questa situazione nessuno a quei tempi avrebbe rinunciato allo spettacolo di un torneo. È proprio questa la prima delle grandi scene con cui Scott apre il suo romanzo, scritto nel 1819, ed è da questo episodio che scaturiranno tutti gli eventi seguenti. Durante il grande torneo infatti, un cavaliere diseredato senza nome, un guerriero in armatura nera e un arciere sconosciuto, oltre ad uno strano messaggio indirizzato al principe Giovanni, cominceranno a creare quello scompiglio tra i seguaci dell’usurpatore che porterà alla risoluzione finale e a restituire al popolo inglese la pace e la serenità di un tempo.


Walter Scott, Rob Roy

Con un abile intreccio di avventure, amore, intrighi familiari, comparse improvvise, Walter Scott trasporta il lettore nella realtà della Scozia del primo Settecento al tempo delle ribellioni giacobite. A raccontare la storia è Francis Obaldistone, un ragazzo londinese che vive in prima persona l’intera avventura e si trova a viaggiare nelle Highlands per salvare il patrimonio del padre. Se il giovane Francis è il protagonista, il vero risolutore della vicenda è però Rob Roy, ossia Robert MacGregor, personaggio storico vissuto tra il 1671 e il 1734. Figlio del colonnello Donald MacGregor, è un montanaro di nobili origini appartenente ad uno dei clan più antichi e ragguardevoli di Scozia, costretto da soprusi e ingiustizie a vivere come fuorilegge. Sarà lui a togliere da ogni impiccio il protagonista e a permettere un lieto finale.


James Fenimore Cooper, L’ultimo dei Mohicani,

1757, America del Nord, guerra franco-indiana tra Gran Bretagna e Francia per il dominio sui territori della valle dell’Ohio. Cora e Alice, le figlie del colonnello inglese Munro, sono in viaggio per raggiungere il forte del padre, scortate dall’indiano urone Magua. Le foreste americane, selvagge e piene di ostacoli, sono abitate da inquiete presenze e attraversate dagli indiani, assetati di vendetta contro i bianchi devastatori e conquistatori. Un terribile disegno, tramato da una mente spietata, incombe sulle ignare viaggiatrici desiderose di ritrovarsi presto tra le braccia paterne. Fondamentale sarà l’intervento improvviso e casuale di tre uomini che si aggirano per la foresta: Occhio di Falco, un cacciatore bianco che fugge dalla civiltà, Chingachgook e Unkas, due indiani, ultimi sopravvissuti della stirpe dei nobili guerrieri Mohicani. L’aiuto dei tre guerrieri però non riuscirà a sconfiggere la dura legge delle guerriglie indiane che non trovano fine se non con la morte di una delle due parti. Un grandissimo sacrificio sarà infatti necessario per arrivare al finale della storia.


Agatha Christie, Assassinio sull’Orient Express

In una rigida notte d’inverno, il treno Orient Express intraprende il suo lungo viaggio attraverso l’Europa portando con sé Hercule Poirot, di ritorno da una missione ad Aleppo. I suoi compagni non potrebbero essere più diversi tra loro per età, stato sociale, carattere e aspetto, e il nostro detective non ha certo modo di annoiarsi potendo esercitare la sua ben nota capacità di osservazione su di loro.

Ma un imprevisto viene a spezzare il monotono susseguirsi delle ore: la neve blocca il convoglio in un punto imprecisato dei Balcani, proprio quando viene scoperto un delitto efferato e misterioso. La ricerca del colpevole non può che essere affidata al celebre investigatore che, isolato e senza alcun mezzo a disposizione, dovrà sbrogliare la matassa di un caso veramente intricato, affidandosi unicamente alla sua capacità di osservazione e al suo infallibile intuito. L’assassino deve per forza nascondersi tra quei dodici passeggeri, che sfilano a deporre uno dopo l’altro nel vagone ristorante, ognuno con un alibi di ferro e indizi che paiono piuttosto contraddirsi e confondere il quadro dell’indagine. E dove si nascondono la misteriosa donna dal frusciante kimono rosso e l’etereo ometto dalla voce femminea, intravisti nella notte dai viaggiatori? Il biancore gelido e accecante della neve avvolge nel suo silenzio questo dramma fino allo sconcertante epilogo, che sovverte tutte le regole del racconto giallo.


Agatha Christie, Poirot sul Nilo

Una volta tanto Hercule Poirot si concede una vacanza esotica all’ombra delle Piramidi, in compagnia di un gruppo molto eterogeneo di vacanzieri: una bellissima miliardaria americana in luna di miele, una bislacca scrittrice di romanzi rosa, un sedicente archeologo, un’avvizzita ed eccentrica signora d’oltreoceano solo per citarne alcuni. Ma l’ozio di Poirot è destinato a durare poco: durante la navigazione del Nilo a bordo del lussuoso battello Karnak, l’avvenente ereditiera viene uccisa e la tranquilla crociera si trasforma nella serrata caccia a un assassino diabolicamente astuto, che non esiterà a colpire ancora. Ma che non ha fatto i conti con Poirot, la cui metodica indagine sgretolerà a poco a poco l’ipocrita facciata di rispettabilità di ciascuno rivelandone segreti e rancori malcelati. E soprattutto scoprirà che tutti i personaggi hanno un valido movente per desiderare la morte della spregiudicata fanciulla americana.


Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville

Un’oscura profezia, contenuta in un antico manoscritto, narra di un avo empio e violento che al culmine delle sue scelleratezze attira su di sé e su tutta la discendenza dei Baskerville l’ira del Padre del Male; da allora sulla vasta e desolata brughiera del Devonshire, su cui si affaccia il tetro maniero dei Baskerville, aleggia il cupo e agghiacciante ululato di un enorme mastino infernale, foriero di cupi presagi, finché anche l’ultimo discendente dell’antica famiglia, il disgraziato Sir Charles, muore stroncato dal terrore.

Il soprannaturale irrompe con tutta la sua irrazionalità nel caso più complesso tra tutte le sensazionali investigazioni del celebre Sherlock Holmes, offuscandone la proverbiale ferrea capacità logica: il genio di Baker Street e il suo celeberrimo aiutante, il fido Dottor Watson, sono messi sotto scacco da un pericolosissimo criminale, crudele e spietato, il cui astuto piano si stringe come una tela di ragno attorno al giovane Sir Henry Baskerville, arrivato dall’America per risollevare le sorti della sfortunata dinastia.


Vamba, Il giornalino di Giamburrasca

Il 20 settembre 1905, anniversario della breccia di Porta Pia, Giannino Stoppani, in arte Gian Burrasca, riceve in regalo dalla mamma per il suo nono compleanno un diario rilegato in tela verde, da riempire di ricordi e disegni. E di ricordi divertentissimi ne ha da vendere il pestifero ragazzino, che con le sue continue marachelle sconvolge come un ciclone la vita dei suoi poveri genitori e delle sorelle più grandi, Ada, Luisa e Virginia. E non si arrende nemmeno quando il papà, spinto dalla rabbia e dalla disperazione, lo spedisce nel tetro e severissimo collegio Pierpaoli.


Sto, I cavoli a merenda, Adelphi, Milano 1991

Sergio Tofano (Sto) attore, autore di teatro, di racconti e di fiabe, regista, scenografo e costumista, illustratore, inventore del Signor Bonaventura, scrisse soprattutto per far divertire i suoi lettori, intrigandoli con una fine ironia, utile nella vita per sdrammatizzare le grandi imprese e dare sapore a quelle insignificanti, se la si intende come distacco dalle cose e capacità di guardare con misericordia i propri e gli altrui difetti. Nel suo libro I cavoli a merenda, scritto nel 1920, sono raccolte storie la cui ironia nasce soprattutto dal contrasto. Si segnalano in particolare i racconti: Uguccion della Stagnola prigioniero di se stesso, una storia fantastica basata su situazioni paradossali e contraddittorie, che mescola ironicamente il tono epico ed altisonante a quello prosaico e banale della vita quotidiana; Come il Comandante Generale delle truppe liberò dall’insonnia il Sultano Mamaluch che con sottile umorismo prende in giro l’ottusità di chi si crede onnipotente, e premia colui che riesce a salvare la situazione con un tocco di astuzia; Il re che stava voltato sempre dalla stessa parte, le cui vicende sembrano prendere vita dalle carte da gioco, in cui il re è staticamente raffigurato di profilo. Sto sfrutta tutti gli ingredienti della fiaba tradizionale con un’ironia sottile che sa sdrammatizzare elegantemente gli avvenimenti.


Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per tacer del cane)

Tre amici londinesi decidono di concedersi una vacanza di quindici giorni dalla vita frenetica della capitale e dai piccoli acciacchi veri o immaginari che li affliggono. La meta è il Tamigi, che i tre navigheranno a bordo di una barca a remi esageratamente equipaggiata di cibi e vettovaglie. La poca voglia di lavorare, la scarsa conoscenza delle tecniche di navigazione e gli inconvenienti della convivenza in uno spazio ridotto, producono una catena di situazioni esilaranti, a cui spesso seguono, per associazione di idee, episodi altrettanto divertenti pescati dai ricordi del narratore. Il tutto sullo sfondo della splendida campagna inglese che corre lungo le sponde del Tamigi, spesso descritta con struggente vena poetica.


Oscar Wilde, Il fantasma di Canterville

Il fantasma di Sir Simon de Canterville, macchiatosi in vita di un atroce delitto, tenta in tutti i modi di spaventare la famiglia del ministro americano Hiram Otis, che ha comprato il tetro castello in cui è condannato a vagare. Gemiti cimiteriali e urla selvagge, rumore di pesanti catene arrugginite, tuoni, lampi, macchie di sangue e risate demoniache, quanto basta a far rizzare i capelli in testa a qualsiasi persona di buon senso, ma nulla sconvolge il gretto materialismo e la solida concretezza della moderna famiglia americana, e al povero fantasma non resta altro che ingoiare la tremenda umiliazione, che manda in fumo secoli e secoli di onorato servizio Se non fosse per la tenera Virginia, la graziosa figlia del ministro, presa da pietà per il malinconico, tormentato ectoplasma.


Mina sul davanzale

«Mia madre è un’adolescente.
Ho una sorella… speciale, che è più normale della maggior parte delle persone che conosco.
La mia ex migliore amica mi rivolge la parola solo per chiamarmi “Sorella Castità” perché, sì, ho diciotto anni e non ho mai avuto un ragazzo.
Diciamo che fino a oggi ho avuto altre cose a cui pensare. E poi la mia scuola non offre molta scelta.
Per l’appunto, sarei voluta andare al liceo e invece…»


Viteliú. Il viaggio di Marzio

72 a.C, idi di maggio. Il giorno tanto atteso da Marzio: per la prima volta monterà Arco, uno splendido stallone, e darà il primo bacio alla bella Lucilla.
Inaspettatamente un vecchio cieco si presenta alla porta della sua casa e gli rivela un segreto sconvolgente che cambierà la sua vita.
È l’inizio di un viaggio che gli fa scoprire una natura selvaggia e misteriosa, luoghi teatro di epiche battaglie, amori, gesta di uomini e di dèi, la storia di un popolo indomito e fiero che ha combattuto per realizzare il sogno di una nazione unita e libera, denominata Viteliú.
Un grande e rigoroso affresco storico che getta luce su un periodo ancora poco noto della nostra storia, alle origini dell’Italia.


Louis De Wohl, L’ultimo crociato. Il ragazzo che vinse a Lepanto

Il romanzo racconta la vita di Juan d’Austria, l’uomo che comandò le truppe cristiane contro l’armata turca nella battaglia di Lepanto nel 1571 riportando una mirabile vittoria. Lo scrittore tedesco scava nella storia di questo personaggio storico tratteggiandone mirabilmente il carattere, l’ambizione, l’orgoglio e al tempo stesso l’umiltà e la semplicità. Il lettore si troverà davanti a un uomo con cui paragonarsi nel grande desiderio di comprendere ciò per cui si è fatti e a cui si è chiamati per trovare gratificazione della vita. La storia narrata abbraccia il periodo che va dal 1554 al 1571, ossia la storia di formazione del ragazzo che diventerà il condottiero della grande battaglia. Interessanti e avvincenti le ricostruzioni della vita della corte di Spagna e di altre corti europee del XVI e XVII secolo, la determinazione e la ferocia dei Turchi, il coraggio dei soldati, la battaglia nel mare di Lepanto da una parte, gli intrighi, gli scontri e le menzogne tra uomini della stessa corte, le amicizie e i tradimenti dall’altra.


Louis De Wohl, La mia natura è il fuoco. Vita di Caterina da Siena

Nella fiorente Siena comunale si sviluppa la storia di Caterina Benincasa. La conosciamo già in età da marito, nel 1362, mentre la sua affermata famiglia di tintori la vorrebbe dare in sposa ad un giovane altrettanto stimabile. Con un atto imprevedibile e perentorio Caterina riesce a evitare il fidanzamento, perché ha nel cuore tutt’altro: ha fatto voto di appartenere solo a Cristo. Non mancano le incomprensioni, ma la sua decisione vince. Dopo sei anni di vita ritirata, comincia la vita attiva nella città: incontri, dialoghi, iniziative, lettere, seguaci. Chi la incontra si sente letto nel cuore come mai da nessun altro. Alla carità si affianca la politica, che ovunque sembra stravolta dal suo naturale scopo: al bene comune ciascuno antepone il suo personale interesse. Caterina fa da mediatrice tra alcune città italiane ribelli e il Papa – che da decenni ormai vive ad Avignone, debole e confuso, incapace di prendere decisioni, – e si adopera con ogni mezzo e a prezzo di grandi sacrifici perché papa Gregorio XI ritorni a Roma.

La breve vita di Caterina (1347-1380) ci viene narrata come un’avventura densissima, potente e attraente nel contesto della complessa situazione comunale italiana ed europea del XIV secolo. Una donna che, vivendo intensamente ogni istante, diventa un pilastro portante nella storia dell’umanità.


Jan Dobraczynski, Chiunque vi ucciderà. Il romanzo di Giovanna d’Arco

La breve vita di Giovanna, contadina lorenese, fu spesa per ridare a Dio la Francia e alla Francia un re, in anni in cui il trono vacante del regno era conteso tra il delfino Carlo di Valois, il principe Filippo di Borgogna e delle Fiandre e il re d’Inghilterra, e la terra di Francia era percorsa dagli eserciti inglesi e borgognoni tra loro alleati. La Francia assediata rischiava di diventare una dipendenza britannica. Giovanna, alla guida di esigue truppe, riuscì in pochi mesi a liberare alcune città e a far incoronare re il Delfino, debole e indegno ma scelto da Dio, avviando il processo che porterà la sua nazione alla liberazione. Ma per lei, forte e scomoda avversaria, gli inglesi vollero e ottennero la morte, con la complicità di alcuni francesi, in particolare il vescovo Pierre de Cauchon, presidente del tribunale che la processò.

Il romanzo si struttura come un lungo flashback narrato da tre diverse voci, corrispondenti alle tre sezioni del libro, che rileggono le vicende della “Pulzella d’Orléans” a posteriori, negli anni dell’inchiesta che portò a dichiarare nullo il processo che l’aveva condannata al rogo. In un contorno storico articolato e complesso, ricco di personaggi, città ed eventi, si snoda la vicenda di questa ragazza indomita e un po’ selvaggia, ma semplice e leale, la cui forza risiede nella compagnia dei tre santi che le parlano e la guidano. Personaggi, città ed eventi, toccati da questa figura, ne restano in un modo o nell’altro segnati, e anche a distanza di anni provocati. Giovanna d’Arco (Jean d’Arc, 1412-1431) è patrona di Francia insieme a San Dionigi (Denis).

Jan Dobraczynski ha scritto numerosi altri romanzi, tra i quali segnaliamoL’ombra del padre. La storia di Giuseppe e Sotto le mura di Vienna. Il romanzo di Giovanni Sobieski, editi da Morcelliana.


Joseph Joffo, Un sacchetto di biglie

Ambientato in Francia durante la seconda guerra mondiale, il romanzo autobiografico narra le peripezie di Joseph e del fratello Maurice costretti a fuggire da Parigi, occupata dai tedeschi, verso Nizza, territorio libero. La famiglia Joffo è ebrea ed è il loro stesso padre a invitarli alla fuga, come il nonno aveva fatto con lui quando in Russia perseguitavano gli ebrei. Il viaggio verso la libertà, denso di rischi e di incontri con personaggi di ogni genere, porterà i due ragazzi a scoprire come l’uomo sia capace di atti crudeli, ma allo stesso tempo di gesti di grande coraggio e generosità. Una vicenda descritta con lo sguardo di un bambino di dieci anni, le cui preoccupazioni e i cui compiti diventano precocemente quelli di un adulto.


Trudi Birger, Ho sognato la cioccolata per anni

Elli è una ragazzina cecoslovacca, mentre Trudi vive a Francoforte. Al loro primo affacciarsi alla vita dal nido sicuro di una famiglia affettuosa vengono scaraventate senza pietà per le loro giovani vite innocenti nell’inferno della persecuzione nazista contro gli ebrei. Due odissee diverse, eppure parallele, accomunate dalla volontà tenace di sopravvivere alla macchina di distruzione che le ingoia insieme alle loro famiglie nell’orrore della deportazione. In una realtà di uomini ridotti a fantasmi abbruttiti dalla fame, dalle malattie, dal lavoro disumano, c’è ancora posto per la speranza, per l’amore, per un desiderio insopprimibile di vita e di pienezza, che ci fa certamente guardare con occhio diverso la storia attuale nostra e del mondo intero, spesso dimentica di ciò che è accaduto a milioni di persone e sprofondata in un ottuso egoismo che impedisce di vedere più in là dei meri bisogni materiali.


Harper Lee, Il buio oltre la siepe

Ambientato a Maycomb, immaginaria cittadina dell’Alabama, negli anni ’30, il romanzo, che prende spunto dai ricordi di infanzia della scrittrice, ha come protagonista la giovane scout la quale, insieme a suo fratello Jem, incomincia a conoscere il mondo: quello che è “oltre la siepe”, cioè oltre le proprie rassicuranti e conosciute mura domestiche. Ma per conoscere davvero la realtà occorre vincere il pregiudizio, malattia da cui è affetta la gente di Maycomb, e affinché ciò accada occorre un maestro. I ragazzi ne hanno uno eccellente: Atticus, il padre, il quale insegna ai suoi giovani figli, attraverso il suo modo di vivere e i suoi consigli, ad essere realisti, ragionevoli e liberi.


Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali

Così presenta il suo libro il biologo, zoologo, esploratore inglese Gerald Durrell: «Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro». Episodi di vita familiare, descrizioni poetiche di paesaggi, nozioni zoologiche, incontri con buffi personaggi, il tutto condito con humor inglese, introducono in una sorta di paradiso terrestre, esplorato da un ragazzo curioso e intraprendente, il quale trova nella passione per la natura e per gli animali il segno della sua futura professione.


Giovannino Guareschi, Corrierino delle famiglie

Come non provare simpatia per la Pasionaria, o non sorridere per le stramberie di Margherita, o non tifare per Albertino… personaggi che guardati e descritti con gli occhi benevoli di Guareschi ci fanno sorridere e desiderare di far parte di questa unica e particolare famiglia.

Le vicende sono quelle che si possono ritrovare nelle quattro mura di qualsiasi nucleo famigliare: la prima comunione, la perdita delle chiavi di casa, l’odore pungente dei piatti cucinati che invadono la casa… ogni occasione è utile per caratterizzare un aspetto dell’uno o dell’altro componente, riconoscendo e amando pregi e difetti di ognuno.

«Perché io vi parlo sempre di me e della gente di casa mia? Per parlarvi di voi e della gente di casa vostra. Per consolare me e voi della nostra vita banale di onesta gente comune. Per sorridere assieme dei nostri piccoli guai quotidiani».


William Saroyan, La commedia umana

Un romanzo di formazione in cui l’autore esplora, con tocchi di straordinaria delicatezza, il passaggio dall’infanzia all’età adulta. In tale drammatico ma affascinante percorso è coinvolto un intero paese della provincia americana, durante il secondo conflitto mondiale, in cui si stagliano, quali giganti di umanità, alcune figure di adulti che, nella propria capacità di affrontare la quotidianità, qualunque essa sia, si rivelano veri e propri maestri. Il titolo e continui rimandi interni all’opera mostrano la volontà dell’autore di porsi senza soluzione di continuità nella tradizione della grande narrativa occidentale: il termine “commedia” sta a indicare che la vicenda dell’uomo è dotata di un’intrinseca positività; il nome del protagonista ed io narrante, Homer, è un omaggio al più grande narratore dell’antichità, Omero, e quello del fratellino di quest’ultimo, Ulysses, dice che il cammino di conoscenza è proprio di tutti gli uomini, a qualunque epoca e latitudine appartengano.



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